martedì 6 settembre 2011

Irene Ester Leo - un inedito




C’è un movimento ascendente e discendente nella poesia di Irene Ester Leo, in una continuità che non risente della caduta né dell’innalzamento improvviso. Il passo di Irene è totale, non teme l’esplorazione selvaggia. Tuttavia è un'autrice sempre attenta a non sconfinare nella parola dissestata.  Solo così infatti, fedele ai suoi movimenti terrestri e letterari, riesce a costruire una poetica sempre nuova, sempre spiazzante. A metà tra cielo e terra. Di questa direzione (nuova all'evidenza, se ci soffermiamo all'inedito più sotto, ma già endemica nei suoi precedenti lavori) sono preludio - insieme - i suoi due libri "Io innalzo fiammiferi" (LietoColle 2010) e "Una terra che nessuno ha mai detto" (Ed. della Sera, 2010). Dalla verticalità alla fierezza del basso (della radice) quindi. Lei stessa, parlando della poesia, ha scritto: "Ora che anche io sono un po' morta con lei, chiedo di rinascere bruco, per andare a cercarla nei luoghi più bassi, nel carbone più nero dei semplici, tra le carte gialle di una dimenticanza, o negli scaffali di una mensola buia, nella coerenza di chi non ha mezzi termini, e nelle parole più spigolose e graffiate.". Tuttavia Antonella Anedda, nella prefazione alla prima raccolta del 2010, ha trovato il baricentro perfetto: "In realtà i suoi versi più belli splendono di un calore orizzontale, frontale, consapevoli del fatto che "è tutto una questione di luce". Dunque ascesa e caduta sono ricerca di equilibrio, ricerca mai finita poiché presuppone il galoppare su un mezzo ancestrale e sempre forte, la poesia, appunto, colei che insegna la favola più antica (S. Toma). Perciò quando ho chiesto a Irene di scegliere un testo in prosa da collegare alla sua poesia, senza esitare, mi ha citato un passo da "Demian" di Hesse. In fondo, sondare gli spazi della verticalità, orizzontalità e profondità è cercare di diventare artefici del proprio destino. Tentare per sempre di arrivare nel suo significato. Crearlo.


*

Vive in noi la duplice maledizione.
Il falco e la formica,
nella fratellanza della nascita
graffiano nei cardini divelti.
Il nord albeggia,
spinge verso l'alto
e insegna alle tempeste,
alla pioggia
ad allagare l'occhio
e l'artiglio ben oltre.
Il sud ci atterra
sino alla sottomissione aulica,
radice che si abbandona
alla dolcezza,
carapace di argilla,
precoce odore di pane,
nell'ora delle nascite.





Inedito tratto da ''Ape nera'' (In progress)



Molte volte avevo fantasticato sul mio futuro, avevo sognato ruoli che mi potevano essere destinati, poeta o profeta o pittore o qualcosa di simile. Niente di tutto ciò. Né io ero qui per fare il poeta, per predicare o dipingere, non ero qui per questo. Tutto ciò è secondario. La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi. Uno può finire poeta o pazzo, profeta o delinquente, non è affar suo, e in fin dei conti è indifferente. Il problema è realizzare il suo proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto fino in fondo dentro di sé.
"
Demian", Hermann Hesse.


Irene Ester Leo, classe 1980, è laureata in Conservazione dei Beni Culturali (vecchio ordinamento), indirizzo dei Beni Mobili Artistici, con tesi in Storia dell'arte moderna in Puglia, presso l'Università del Salento. Maestro d'arte applicata: scultura e modellazione materie plastiche. Critico d'arte, illustratrice, è autrice di diverse pubblicazioni poetiche. Ha esordito "ufficialmente" nel 2006 con "Canto Blues alla deriva", Besa editrice. Nel 2007 ha ricevuto dal Teatro di Musica e Poesia “L'Arciliuto”di Roma il riconoscimento in “Kagolokatia”. Le sue poesie sono state inserite nella rivista letteraria “Incroci” diretta da Lino Angiuli e Raffaele Nigro, giugno 2009, Mario Adda Editore. Ha pubblicato nel settembre del 2009 “Sudapest”, Besa editrice. Nell'aprile del 2010 la raccolta poetica ''Io innalzo fiammiferi, con prefazione di Antonella Anedda, Lietocolle editore e nel settembre dello stesso anno “Una terra che nessuno ha mai detto”, con prefazione di Andrea Leone, Edizioni della Sera. E' presente su numerose antologie tra le quali AA. VV. ''L'ustione della Poesia'' a cura di Anna Maria Farabbi, Lietocolle editore 2010, “Il segreto delle fragole 2011” sempre Lietocolle. E' stata recensita da Maurizio Cucchi su “La Stampa”, e da Davide Rondoni su “Il sole 24 ore”. Ha partecipato alla “Biennale dei giovani artisti d’Europa e del mediterraneo, ( Skopje del Settembre 2009) entrando a far parte della rosa dei finalisti per la sezione “scritture” con un testo pubblicato nell'Antologia "Giovani Inkiostri" 2009 edito dall'Arci – Bari, ed inoltre a “Ritratti di Poesia- In viaggio con la Poesia” Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, Roma, 22 gennaio 2010 (nella rosa dei sette poeti emergenti italiani). Collabora con il quotidiano“ Il Paese Nuovo” alla pagina culturale. 

7 commenti:

  1. Irene è una sicurezza!

    RispondiElimina
  2. Irene è una sicurezza, come già detto sopra sempre da me ma senza firma ;)

    Salvatore Sblando!

    RispondiElimina
  3. grazie del passaggio, Sal.
    Irene è bravissima.

    anna

    RispondiElimina
  4. Passare da questo blog è una sicurezza. :)
    Mi piace la poesia, mi piace il commento che la apre senza rovinare la sorpresa.

    brava Irene, brava Anna.
    :)

    RispondiElimina
  5. vi ringrazio di cuore :)
    Ed un abbraccio grande alla padrona di casa e alla sua sensibilità rara!

    Irene Ester Leo

    RispondiElimina
  6. è quel carapace d'argilla che mi tocca profondamente. In esso si presenta il paradosso duro-fragile che ben riassume il lietmoviv di tutta la poesia.
    inebriata infine dall'odore del pane, un saluto caro alle voi due meraviglie, Irene e Anna.

    Roberta

    RispondiElimina
  7. irene ha quel vento e quel mare che accarezza la sua poesia.
    lei è cielo e terra.

    sempre bello perdersi nelle sue parole.

    RispondiElimina